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bakio
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Esistono diversi modi di affrontare i problemi, ma, a mio modo di vedere, uno solo è quello sempre efficace: non utilizzando parole, ma fatti concreti.
Il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, verso il quale non nascondo una "sana" antipatia, che non mi vieterebbe però di riconoscerne un eventuale buon operato, è salito agli onori delle cronache in questi anni di mandato per aver sollevato un problema evidente, ma forse mai affontato concretamente: quello del "fannullonismo" (questa è stata la sua definizione) negli ambienti di lavoro pubblici.
E' luogo comune (nel senso che ne parla con pseudo-cognizione di causa anche chi non ha mai "visto"), che nel pubblico impiego "Non si faccia niente": un'affermazione del genere, che parte probabilmente da basi giuste, risulta però per come è espressa inesatta oltre che offensiva. E' vero infatti che quella dei "fannulloni" è una piaga molto diffusa nel lavoro pubblico: una percentuale molto alta di lavoratori si trova, talvolta anche senza colpe, ma più spesso volontariamente, a perdere stimoli e voglia di lavorare, con conseguenti disagi da parte del fruitore ultimo del servizio d lui prestato, ovvero il cittadino. E' però altrettanto vero che non si può generalizzare, in quanto ho personalmente conosciuto alacri lavoratori, che sono stati ingiustamente accomunati nelle parole del ministro nell'indistinto esercito dei "fannulloni". Parole che ho ritenuto offensive quelle di Brunetta, perché espresse senza stile e senza la coscienza che quando si parla a una categoria non lo si può fare sparando a zero, perché altrimenti si finisce inevitabilmente per colpire (nell'orgoglio e nella professionalità) anche una moltitudine di "innocenti".
Il problema andava cioè secondo me presentato in maniera molto diversa (distinguendo in maniera chiara tra "lavoratori" e "fannulloni") ed affrontato poi concretamente, come era giusto che fosse. Tutto il contrario in realtà è accaduto: alle tante, tantissime parole offensive e ai proclami gridati a gran voce da Brunetta e compagnia, sono seguite una serie di norme (durissime tra l'altro!), dipinte come la pronta soluzione offerta da un governo attivo e, finalmente, attento ai problemi della società.
In silenzio però è passata la successiva abrogazione delle norme "antifannulloni", in conseguenza della quale ci ritroviamo nel nostro paese esattamente nella stessa situazione di prima, solo con qualche ottimo lavoratore offeso in più (perché ora la mentalità comune lo bolla automaticamente come "fannullone") e con coloro che "non facevano niente" prima che continuano senza alcun problema nelle loro non-attività.
Di seguito un articolo di oggi sull'argomento, tratto da "Repubblica":
| Repubblica ha scritto: | Abrogate le disposizioni annunciate dal ministro Brunetta come la rivoluzione della P.A.
I sindacati: "Erano anticostituzionali. Mentre i veri problemi non sono mai stati affrontati"
'Sparite' le norme antifannulloni
"Tanto rumore per nulla..."
di ROSARIA AMATO
ROMA - Doveva essere la 'rivoluzione' del Pubblico Impiego. Ma, come sempre, alla rivoluzione è seguita la restaurazione. E così è stata silenziosamente abrogata con un decreto legge pubblicato l'1 luglio (poi diventato la legge n.102/2009) la normativa 'antifannulloni' varata l'anno scorso dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che prevedeva disposizioni penalizzanti per gli impiegati pubblici, tra le quali indennità di malattia ridotta, e fascia di reperibilità per i dipendenti in malattia estesa praticamente a tutta la giornata (con un'unica 'ora d'aria' dalle 13 alle 14).
Le fasce orarie di reperibilità sono tornate due di due ore ciascuna, la certificazione medica è stata nuovamente affidata al medico convenzionato, e sono state abrogate alcune delle norme che prevedevano penalizzazioni economiche. Ai dipendenti pubblici e ai loro sindacati non è rimasto che chiedersi, come fa per esempio la Flp, "perché quando sono state introdotte certe norme, come la reperibilità di 11 ore al giorno in caso di malattia, lo si è fatto con le "fanfare", tuonando contro i dipendenti pubblici assenteisti e fannulloni e ora che fa marcia indietro il ministro Brunetta non rilascia nemmeno una misera dichiarazioncina alla stampa?".
Forse perché il provvedimento era ampiamente incostituzionale, obiettano i segretari di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl. "Noi abbiamo chiesto fin dal nostro congresso di maggio al ministro Brunetta di tornare indietro e di rendere omologate al privato tutte le regole del pubblico - dice Giovanni Faverin, segretario Cisl-Funzione Pubblica - Le norme ora abrogate erano frutto di un eccessivo accanimento con il controllo, stavano in una logica di pressione dell'opinione pubblica".
"Le norme precedenti sono state ripristinate a seguito alle pressioni di noi sindacati - conferma Giovanni Torluccio, segretario della Uil Funzione Pubblica - che abbiamo subito denunciato la nuova normativa come punitiva e illogica". "Si conferma il fatto che avevamo ragione quando parlavamo di 'Tanto rumore per nulla'", dice ironicamente Carlo Podda, segretario della Cgil Fp.
E adesso? Adesso è tutto come prima, peggio di prima, denunciano i sindacati. "Dopo oltre un anno di annunci mediatici - rileva amareggiato Podda - i cittadini e le imprese possono purtroppo vedere che laddove i servizi funzionavano più o meno bene continuano a farlo, e così là dove funzionavano male. Semmai c'è il rischio che, con tutti i tagli fatti dal governo, anche là dove le cose funzionavano non troppo male adesso vadano peggio. E invece c'è bisogno di una Pubblica Amministrazione che funzioni, e noi sindacati, a differenza di quello che dice il ministro, abbiamo tutto l'interesse perché funzioni davvero".
"Prima di mettere mano a questa materia in modo così ideologico - aggiunge Torluccio - scatenando la campagna mediatica contro i fannulloni, avrebbe dovuto verificare cosa davvero non funziona nella PA e in particolare nei dirigenti, nella politica che mette le mani dappertutto. Interessi profondi e molto concreti, altro che i dipendenti fannulloni. Adesso la sua campagna pubblicitaria gli si sta rivoltando contro. E infatti gli ultimi dati che sono usciti sull'incidenza delle malattie fanno vedere che ad agosto c'è stato un aumento".
"Da parte nostra - conclude Torluccio - dopo questa vicenda rimane la sgradevolissima sensazione di un ministro che non incide in alcun modo sui problemi veri della P.A., che non ha alcuna intenzione, per esempio, di intervenire sugli sprechi e sulle consulenze (i cui costi si aggirano intorno ai due miliardi annui)".
(25 settembre 2009) |
Questa è l'Italia signori!
Ciao ciao,
Bakio
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_________________ ...la mia vita l'ho scritta su un foglio che ho perso ed adesso la invento ogni giorno come mi viene...
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Cesto
Re del forum!


Età: 18
Iscritto: 13 Dic 2005
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| Probabilmente è stato solo un momento per avere un pò di notorietà...
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bakio
Administrator


Età: 30
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Forse si tratta di questo o forse il ministro Brunetta era davvero convinto di poter risolvere un problema che c'è ed è oggettivamente grave: fatto sta che per come è stata gestita la questione penso proprio non si potesse fare di peggio, perché al danno dell'offesa è stata aggiunta la beffa della mancanza di soluzione, passata nel silenzio.
Insomma, il messaggio che rischia di trasparire mediaticamente è "il governo ha affrontato e risolto un problema annale italiano", mentre quello che lo svolgersi degli eventi ha evidenziato in realtà è "il governo ha provato ad affrontare un problema annale italiano, facendosi grande mediaticamente, per poi fallire, senza neanche comunicarlo ai cittadini."
Ciao ciao,
Bakio
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