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bakio
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MessaggioInviato: Lun Mag 29, 2006 1:53 pm  Oggetto:  Benedetto XVI ad Auschwitz e Birkenau Rispondi con citazioneFine paginaTorna ad inizio pagina

Ieri il Santo Padre Benedetto XVI ha visitato i campi di sterminio di Auschwitz e di Birkenau: è stato un evento di grande importanza!
Proprio lui, tedesco di nascita, ha toccato con mano le atrocità commesse da alcuni suoi connazionali: uno dei punti di massima follia della storia dell'umanità, di fronte al quale solo il silenzio e la preghiera possono "parlare"...

Ecco la cronaca della visita tratta da "Affari Italiani":

Affari Italiani ha scritto:
Papa/ Benedetto XVI ad Auschwitz: "Perché Dio ha taciuto?"

"Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco". Benedetto XVI, ora rientrato in Italia, sente forte il peso di questa appartenenza che rende, spiega nel discorso pronunciato davanti alle 22 lapidi della memoria del campo di Birkenau, "difficile e opprimente parlare per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania".

"In un luogo come questo - soggiunge - vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio, un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto?" Ma oggi è Papa proprio un "figlio di quel popolo sul quale un gruppo di criminali raggiunse il potere". E non può non ricordare che non tutti in Germania furono colpevoli allo stesso modo.

Fu infatti "mediante promesse bugiarde, in nome di prospettive di grandezza, di recupero dell'onore della nazione e della sua rilevanza, con previsioni di benessere e anche con la forza del terrore e dell'intimidazione", che quel gruppo di criminali raggiunse il potere, "cosicché - ricorda Ratzinger con angoscia - il nostro popolo poté essere usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio.

LA VISITA- Sul cancello la scritta infame: "Il lavoro rende liberi". Con le mani congiunte, evidentemente emozionato, il Papa lo ha oltrepassato a piedi, da solo, seguito a qualche metro dai suoi collaboratori, tra i quali il segretario di Stato Angelo Sodano, il segretario don Georg e il portavoce Navarro. Poi si è scoperto il capo e ha chinato la testa per pregare davanti al Muro della Morte, dove venivano fucilati i prigionieri. Ha deposto un cero votivo. Un gruppo di ex deportati assisteva in silenzio. Quando Ratzinger si avvicina, un ebreo (addetto ai forni crematori del campo e sopravvissuto per questo) gli si getta al collo e il Pontefice lo bacia. Sono queste le immagini che resteranno nella memoria dopo la visita di Papa Ratzinger al Campo di sterminio di Auschwitz. E nessuno potrà dimenticare l'emozione provata da tutti i presenti quando, poco dopo, il Pontefice ha sostato davanti alle 22 lapidi che ricordano nel piazzale di Birkenau i popoli che hanno pagato un tributo di sangue al nazismo.

All'improvviso la pioggia si è fermata mentre sul campo di Birkenau è spuntato un arcobaleno: il Papa ha continuato a pregare senza alzare la testa, come se non si fosse accorto della schiarita e i violini hanno intonato il canto di lutto del Kaddish. Resteranno consegnate alla memoria collettiva, però anche le due piccole modifiche al testo del suo discorso, in entrambi i casi per rafforzare la sua condanna dell'olocausto ebraico. Parlando di Auschwitz ha detto: "il luogo della memoria e della Shoah". E alcune righe dopo, descrivendo il progetto di morte dei nazisti che si attuava "con la distruzione di Israele", ha aggiunto "con la Shoah".

Papa Wojtyla nel 1979 non aveva usato questa parola. E' giusto che a pronunciarla per primo, qui nel campo di sterminio, sia il Papa tedesco. "I potentati del Terzo Reich - ha ricordato Josef Ratzinger - volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra". "Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco", ha spiegato Benedetto XVI che sente forte il peso di questa appartenenza che rende "difficile e opprimente parlare per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania". "In un luogo come questo - ha soggiunto - vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio, un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perche', Signore, hai taciuto?".

Ma oggi è Papa proprio un "figlio di quel popolo sul quale un gruppo di criminali raggiunse il potere". E deve parlare: non può non ricordare che non tutti in Germania furono colpevoli allo stesso modo. Fu infatti "mediante promesse bugiarde, in nome di prospettive di grandezza, di recupero dell'onore della nazione e della sua rilevanza, con previsioni di benessere e anche con la forza del terrore e dell'intimidazione", che quel gruppo di criminali raggiunse il potere, "cosicché - ha ricordato Ratzinger con angoscia - il nostro popolo poté essere usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio".

Nel suo discorso, Benedetto XVI ha voluto rendere omaggio anche alle altre vittime di Auschwitz, primi fra tutti i polacchi. Infatti, come una certa storiografia ha voluto dimenticare, ad Auschwitz, ha osservato il Papa, "in una prima fase e innanzitutto si voleva eliminare l'elite culturale e cancellare così il popolo come soggetto storico autonomo per abbassarlo, nella misura in cui continuava ad esistere, a un popolo di schiavi". A questo proposito, Benedetto XVI ha ripetuto che Giovanni Paolo II ad Auschwitz si recò "come figlio di quel popolo che, accanto al popolo ebraico, dovette soffrire di piu' in questo luogo e, in genere, nel corso della guerra". "Sono sei milioni - ha elencato Papa Ratzinger citando il predecessore - i polacchi che hanno perso la vita durante la seconda guerra mondiale: la quinta parte della nazione".

Come Giovanni Paolo II, oggi Benedetto XVI ha voluto camminare tra le 22 lapidi che ricordano il sacrificio dei diversi popoli vittime del Campo. "Un'altra lapide che invita particolarmente a riflettere, è - ha detto - quella scritta nella lingua dei Sinti e dei Rom. Anche qui si voleva far scomparire un intero popolo che vive migrando in mezzo agli altri popoli. Esso veniva annoverato tra gli elementi inutili della storia universale, in una ideologia nella quale doveva contare ormai solo l'utile misurabile; tutto il resto, secondo i loro concetti, veniva classificato come lebensunwertes Leben, una vita indegna di essere vissuta. Poi - ha concluso il Papa tedesco - c'è la lapide in russo che evoca l'immenso numero delle vite sacrificate tra i soldati russi nello scontro con il regime del terrore nazionalsocialista; al contempo, però, ci fa riflettere sul tragico duplice significato della loro missione: liberando i popoli da una dittatura, dovevano servire anche a sottomettere gli stessi popoli ad una nuova dittatura, quella di Stalin e dell'ideologia comunista".


Personalmente mi ha colpito molto il "grido" del Papa verso Dio: "Perché, Signore, hai taciuto?"
E' stata un'espressione molto importante, una preghiera e una richiesta di un uomo sbigottito dal silenzio di Dio davanti a una tale atrocità.

Se qualcuno avesse voglia di aggiungere commenti... sorriso

Ciao ciao,
Bakio

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MessaggioInviato: Mar Mag 30, 2006 1:23 pm  Oggetto:  (Senza titolo) Rispondi con citazioneFine paginaTorna ad inizio pagina

Da "Affari Italiani" un intervento del Rabbino Di Segni a commento delle parole pronunciate dal Papa.
Seppure a volte Di Segni pare estremizzare alcune questioni, in diversi passaggi le sue sottolineature mi trovano d'accordo.


Shoah - Il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ad Affari: “Da Ratzinger la deresponsabilizzazione tedesca nell’Olocausto”

Il discorso di papa Benedetto XVI ad Auschwitz “ha sollevato varie questioni sommando principi che noi non condividiamo”. In particolare, “La deresponsabilizzazione della Germania nella Shoah, come se la Germania dopo quello che ha osato non avesse una terrificante responsabilità”. Per non parlare del tema “del silenzio degli uomini”, di cui il Papa “non ha parlato”. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, commenta con Affari le polemiche seguite all’appello di Ratzinger dal campo di sterminio dell’odierna Oswiecim, sottolineando “una differenza di vedute che è la base per il dialogo, peraltro. Noi prendiamo atto di questa differenza, per molti aspetti significativa, e ci regoliamo di conseguenza”.

Ma dove le sue parole si fanno più pungenti è nella citazione, da parte del Pontefice, di sei milioni di vittime polacche della Shoah: “una cosa non condivisibile”, dice. E precisa: “Perché i polacchi che sono morti non erano sei milioni, ma cinque, e di questi tre erano ebrei”. E quindi “ci si ricorda degli ebrei come polacchi solo nel momento in cui si deve fare il conto dei morti polacchi. E questo non è condivisibile”.

Ecco l’intervista

Rabbino Di Segni, perché il discorso del Santo Padre ad Auschwitz è stato “problematico”?
“Perché ha sollevato varie questioni sommando principi che noi non condividiamo”.

Quali i più importanti?
“La deresponsabilizzazione della Germania nella Shoah, come se la Germania dopo quello che ha osato non avesse una terrificante responsabilità. Poi la marginalizzazione del martirio ebraico ad Auschwitz, una delle tante componenti di un processo complesso che invece è centrale. E anche la cristianizzazione di questo martirio, perché l’unico martire ebreo che ha citato era un'ebrea convertita (Edith Stein, N.d.R.). E il tema del silenzio di Dio, che è un tema forte, condivisibile, ma non è soltanto quello, perché c’è anche il silenzio degli uomini, di cui lui non ha parlato”.

Si parla da sempre del silenzio di Papa Pacelli. Ora dovrebbe essere aperto l’Archivio Segreto vaticano dopo il 1939: crede che potrà aiutare a gettare nuova luce sulla figura di Pio XII, o la storia ha già giudicato?
“Qualsiasi nuovo documento è benvenuto, purché venga studiato in modo accurato”.

Il Santo Padre ha parlato di sei milioni di vittime polacche. Secondo lei come mai?
“Ha fatto una citazione se non sbaglio di Giovanni Paolo II. Comunque è una citazione… anche questa è una cosa non condivisibile. Perché i polacchi che sono morti non erano sei milioni, ma cinque, e di questi tre erano ebrei. Ci si ricorda degli ebrei come polacchi solo nel momento in cui si deve fare il conto dei morti polacchi. E questo non è condivisibile”.

Secondo lei questa visita disturba i rapporti fra Cristianesimo ed Ebraismo, o c’è comunque da riconoscere la buonafede che era alla base di questo discorso, se c’è stata?
“Qua non si sta parlando di buonafede, non sono questi i termini della discussione. C’è una differenza di vedute che è la base per il dialogo, peraltro. Prendiamo atto di questa differenza, per molti aspetti significativa, e ci regoliamo di conseguenza”.


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MessaggioInviato: Mar Mag 30, 2006 8:13 pm  Oggetto:  (Senza titolo) Rispondi con citazioneFine paginaTorna ad inizio pagina

Ernesto Galli Della Loggia risponde così ad alcune critiche mosse nei confronti delle parole di Benedetto XVI:

Satana ad Auschwitz
Le ingiuste critiche al discorso del Papa

di Ernesto Galli Della Loggia

Cosa bisogna dire dell’Olocausto? Che fu il male, naturalmente: che lo fu in una delle versioni massime e più pure. Ma non basta. Se se ne parla in un’occasione ufficiale bisogna altresì corrispondere alle attese che il discorso pubblico accreditato è venuto alimentando, secondo uno schema di giudizi e di attribuzioni di colpe, di deprecazioni e di evocazioni, cui è obbligatorio attenersi. Benedetto XVI non lo ha fatto, non si è attenuto allo schema. Al pari di un uomo politico o di un ministro qualunque avrebbe potuto benissimo farlo con poca spesa d’ingegno e con il prevedibile consenso universale. Ha preferito invece battere un’altra strada. Per un verso ha scelto di volare più basso, ma insieme, per un altro verso, di muoversi ad altezze inconsuete per il discorso pubblico ufficiale.
L’autenticità umana, l'originalità intellettuale e l’ispirazione dell’uomo di Dio, si sono così intrecciate e confuse davanti ai tetri edifici di Auschwitz in una meditazione ampia e nervosa, dall’andamento quasi spezzato. L’accento dimesso è risuonato in quel presentarsi semplicemente come «figlio del popolo tedesco » (un’espressione ripetuta ben tre volte in poche righe), ma proprio ciò ha conferito un senso estremo all’inevitabile questione della colpa collettiva. Molti hanno osservato che l’analisi di Ratzinger sull’ascesa del nazismo è stata troppo indulgente verso i suoi compatrioti, quasi assolti di fronte alle responsabilità di un «gruppo di criminali» che ad un certo punto ne divennero i capi abbandonandosi, come il Papa ha detto, ad una «smania di distruzione e di dominio». Sì, non c’è dubbio che le cose sono andate in modo più complicato ed ambiguo (come del resto vanno sempre, e dunque l’osservazione è fin troppo facile), ma il senso del richiamo del Pontefice al ruolo della leadership nazista sta nel voler porre l’accento su un elemento troppo spesso cancellato quando si parla del nazionalsocialismo, e cioè il nichilismo radicale, la smisuratezza antiumana, insomma il demoniaco che si stagliava dietro la croce uncinata e che ne faceva il simbolo di un vero e proprio risorgente paganesimo, spesso nelle forme ancora più agghiaccianti di una disciplinata burocrazia.
Vi fu insomma nel nazismo l’affiorare come di un male primigenio che per venire alla luce non si affidò certo al «popolo », ai «tedeschi»,ma ebbe per l’appunto bisogno della mediazione di «capi», di cupe figure di despoti di cui Hitler rappresentò un paradigma esemplare Con la mente rivolta a questo demoniaco in certo senso prepolitico, anche se micidialmente calato nella storia, ha parlato Benedetto XVI: dunque trascurando di evocare (è permesso dirlo a tanti suoi critici che invece avrebbero voluto proprio questo?) i precisi excursus fattuali, le responsabilità delle Chiese cristiane (quella di Roma fu solo una tra le tante), le specificità ideologiche (a cominciare dall’antisemitismo, non nominato, d’accordo, ma se si dice Ebrei e Shoah di cosa si sta mai parlando?). Un discorso, forse, troppo teologicamente ispirato e troppo poco politico, troppo lontano dalle convenienze del senso comune. Forse. Ma solo evocando il male assoluto, solo scorgendo tra i fumi infernali dei camini di Auschwitz il volto di Satana, solo così acquista senso il grido supremo della disperazione umana che Joseph Ratzinger ha rivolto al cielo.


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MessaggioInviato: Mer Mag 31, 2006 11:13 am  Oggetto:  (Senza titolo) Rispondi con citazioneFine paginaTorna ad inizio pagina

Fonte "La Repubblica":

Benedetto XVI nell'udienza in piazza San Pietro ripercorre le tappe del suo viaggio appostolico in Polonia
Antisemitismo, il Papa dopo le critiche "Non cedere mai all'odio razziale"

CITTÀ DEL VATICANO - L'umanità non deve dimenticare Auschwitz, di fronte al cui orrore "non c'è altra risposta che la croce di Cristo". Nell'udienza generale in piazza San Pietro, Benedetto XVI ha ripercorso oggi le tappe del suo viaggio apostolico in Polonia, soffermandosi in particolare sulla visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e lanciando - dopo le critiche ricevute pe rnon averlo nominato nel suo discorso - un appello contro l'antisemitismo.

"Proprio in quel luogo tristemente noto in tutto il mondo - ha detto - ho voluto sostare prima di far ritorno a Roma. Nel campo di Auschwitz-Birkenau, come in altri simili campi, Hitler fece sterminare oltre sei milioni di ebrei. Ad Auschwitz-Birkenau morirono anche circa 150.000 polacchi e decine di migliaia di uomini e donne di altre nazionalità".

Il Papa ha esortato quindi "l'odierna umanità" a non dimenticare "Auschwitz e le altre 'fabbriche di morte' nelle quali il regime nazista ha tentato di eliminare Dio per prendere il suo posto. Non ceda alla tentazione dell'odio razziale, che è all'origine delle peggiori forme di antisemitismo. Tornino gli uomini a riconoscere che Dio è padre di tutti e tutti ci chiama in Cristo a costruire insieme un mondo di giustizia, di verità e di pace".

"Tutti i cristiani - ha aggiunto Benedetto XVI - devono sentirsi impegnati a rendere testimonianza, per evitare che l'umanità del terzo millennio possa conoscere ancora orrori simili a quelli tragicamente evocati dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau".


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MessaggioInviato: Lun Set 03, 2007 8:53 am  Oggetto:  (Senza titolo) Rispondi con citazioneFine paginaTorna ad inizio pagina

Io propongo 1 nuova campagna: " Facciamo diventare il Papa BiAnCoRosSo" ce lo preleviamo dal Vaticano e gli insegnamo la dottrina ei Biancorossi(GRIFONI 4 EVER) Wink ovviamente scherzo xò si può prendere in considerazione qst idea... Very Happy Angelo Felicissimo

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credo che la missione del Papa sia ben + diversa xò Embarassed

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Nikolino ha scritto:
Io propongo 1 nuova campagna: " Facciamo diventare il Papa BiAnCoRosSo" ce lo preleviamo dal Vaticano e gli insegnamo la dottrina ei Biancorossi(GRIFONI 4 EVER) Wink ovviamente scherzo xò si può prendere in considerazione qst idea... Very Happy Angelo Felicissimo


Nikolino ha scritto:
credo che la missione del Papa sia ben + diversa xò


In effetti ha cose molto più importanti da fare! Però, se proprio trovasse un attimo, gli si potrebbe far prendere in considerazione l'idea di fare una preghierina per le sorti dei Grifoni. Visto come vanno le cose di questi tempi ce ne sarebbe proprio bisogno... Mr. Green
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eheh!!! Wink

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